Quando la panchina bianconera era un rodeo…

Ah, la saga infinita di Claudio Ranieri e la Juventus! Immaginate un film d’azione in cui il nostro eroe, Sir Claudio, si trova sulla panchina bianconera mentre sotto i suoi piedi… il terreno cede come un tappeto elastico vecchio. Si siamo nel lontano 2009, e tra sbuffi e giri di campo che nemmeno Usain Bolt in borghese, la Juventus va a pallino. Forse aveva nostalgia per i campetti di periferia? Fatto sta che ogni calcio d’angolo sembrava un safari e ogni cross, una corsa da brivido. Ora, Ranieri promette di svelare tutto in un libro che sarà più avvincente di un thriller di Hitchcock e che costringerà tutti i tifosi a piantare tende fuori dalle librerie.

Ma cosa è successo veramente in quel pittoresco maggio di fuoco? Beh, secondo Ranieri, durante un pit-stop in aprile, la Juve si era presa una siesta, perdendo due partite e pareggiandone tre. Quando anche l’ultima partita contro l’Atalanta finisce con un diplomatico 2-2, lo squalo bianconero si trasforma in un pesciolino da acquario, e BAM! addio panchina, benvenuto Ciro Ferrara. Chi ha orchestrato il tutto? Jean Claude Blanc e Alessio Secco, i due deus ex machina che Ranieri ha promesso di mettere sotto la lente d’ingrandimento come scienziati pazzi alle prese con un esperimento fallito.

Addio, quindi, a Ranieri, che lascia la Juve in un caos tipo girone Dantesco, con senatori del calibro di un cataclisma naturale che non amavano il suo stile così particolarmente “british” negli spogliatoi. E non dimentichiamo quel mercato che sembrava una corsa agli acquisti più sbagliati: Poulsen, qualcuno ha detto Poulsen? Ah, la nostalgia dei giorni in cui la Juve era come un albero di Natale con lampadine a intermittenza! Ranieri, sei stato un guerriero stoico: che la tua verità brilli come una stella nel firmamento calcistico italiano!